Investimenti e italiani, ecco le scelte più gettonate

In occasione della Giornata mondiale del risparmio è importante conoscere come gli italiani gestiscono i propri investimenti

In occasione della Giornata mondiale del Risparmio che si terrà il 31 ottobre 2023 è bene focalizzarsi sulle strategie di investimento scelte dagli italiani per i loro risparmi.

I dati utilizzati per analizzare la situazione possono sono contenuti nel Rapporto Consob pubblicato a gennaio 2023 e riferito all’anno 2022, nel quale vengono analizzate diverse tematiche come le scelte finanziarie e le attitudini dei risparmiatori.

Quali sono gli investimenti degli italiani?

In merito agli strumenti finanziari più scelti dagli italiani, il 50% degli investitori intervistati da Consob ha scelto i buoni fruttiferi postali e i certificati di deposito, mentre i fondi comuni di investimento vengono scelti dal 29% degli intervistati, con un incremento del 4% rispetto al 2021.

Soldi
Foto | Unsplash @Willfried Wende – Lamiapartitaiva.it

 

titoli di Stato italiani nel 2022 sono stati comprati dal 18% dei cittadini che rientrano nell’analisi Consob, per un decremento di 6 punti percentuali rispetto ai dati del 2021.

Le azioni sono scelte dal 13% degli intervistati, le obbligazioni bancarie dall’11%. Tra gli strumenti con percentuale di investimento più bassa si riscontrano i titoli esteri con l’8%.

All’interno dello studio viene poi riscontrato un interesse particolare nei confronti delle criptovalute: ha investito l’8% degli intervistati.

Sembrerebbe poco in termini numerici ma è da sottolineare un incremento di circa 4 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Si tratta di un dato su cui riflettere, inoltre il 33% di chi investe in questa tipologia di prodotti non fornisce una risposta esaustiva per dimostrare la propria conoscenza in merito al Bitcoin.

In questo frangente è bene analizzare anche l’asset allocation: l’Osservatorio annuale sui sottoscrittori di fondi comuni curato dell’Ufficio Studi di Assogestioni fornisce una panoramica complessiva sul tema.

In merito ai fondi, se consideriamo quelli italiani, l’investimento che prevale è quello della tipologia flessibile per il 42%, seguono le obbligazioni con il 26% e gli investimenti in fondi bilanciati e azionari rispettivamente del 22% e del 10%.

Considerando il mercato estero il valore per i fondi cross border ovvero oltre frontiera è del 48%. Il peso dei fondi obbligazionari è del 30%, per quanto riguarda quelli flessibili e bilanciati la quota è dell’11%.

Chi prende decisioni specifiche e attive in merito agli investimenti sceglie di diversificare il proprio portafoglio.

L’81% ha scelto almeno due prodotti finanziari, questo dato viene ritrattato e scende al 53% se si considera la distribuzione al netto dei prodotti che riguardano il risparmio gestito.

Coloro che detengono un unico prodotto finanziario che non riguardi un’attività riferibile al risparmio gestito è il 43% dei soggetti analizzati mentre chi ha scelto certificati di deposito e buoni fruttiferi postali rientra nel 51% dei casi.

Nel complesso, gli individui più abbienti sembrano essere maggiormente propensi alla diversificazione e ad avere conoscenze finanziarie più specifiche. I

n merito alle modalità di distribuzione delle risorse finanziarie tra i diversi investimenti ci sono dei cambiamenti specifici che vengono modificati in base all’esperienza, all’orizzonte temporale.

L’educazione finanziaria e i risparmi

Tanto lavoro c’è ancora sa fare in termini di educazione finanziaria. Solo il 50% conosce il concetto di “diversificazione”.

Salvadanaio
Foto | Pexels @maitree rimthong – Lamiapartitaiva.it

 

Questo aspetto fa riflettere sulla necessità di implementare l’educazione in questo ambito: nel complesso, l’80% degli italiani intervistati considera la gestione delle finanze personali complicata, anche a causa dell’instabilità geopolitica degli ultimi tempi.

Dal punto di vista dei risparmi, rispetto al 2021 è cresciuto il numero di persone che non pianificano le spese e non hanno un budget. Stesso discorso per la pianificazione, poco più del 20% afferma di tenere traccia delle uscite e delle entrate.

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