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Libretti postali sbalordiscono tutti col nuovo Supersmart 366 (tassi mai visti): svelato se vanno dichiarati nel 730

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Giusy Pirosa

I libretti postali vanno dichiarati nel modello 730 2023? Risponderemo a questa domanda nel seguente articolo.

Con l’avvicinarsi della scadenza della dichiarazione dei redditi, molti contribuenti si chiedono se i libretti di risparmio postale debbano o meno essere dichiarati nel 730 per evitare errori di compilazione.

Libretti postali e dichiarazione dei redditi-lamiapartitaiva.it

I libretti di risparmio postale, emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e sostenuti dallo Stato, sono diversi da quelli emessi dalle banche. Questi conti sono utilizzati principalmente per immagazzinare fondi da prelevare successivamente. Inoltre, i libretti postali sono utilizzati per ricevere il pagamento della pensione o, in alcuni casi, dello stipendio, se il libretto è associato al conto corrente del titolare e contiene un Iban.

I libretti postali devono essere nominativi e possono essere condivisi tra un massimo di quattro persone, ma nessun minore può essere cointestatario.

Poste Italiane offre sia i tradizionali libretti postali cartacei, sia i libretti dematerializzati, ai quali si accede tramite una “Carta Libretto” e che possono essere utilizzati per effettuare versamenti e prelievi presso gli sportelli Postamat, simili a un bancomat.

Esistono due tipi di libretti postali, entrambi disponibili senza spese di apertura e gestione, con un vantaggio rispetto ai conti correnti. Il libretto ordinario prevede un interesse minimo dello 0,001%, mentre il libretto Smart richiede un deposito minimo di 1.000 euro e una durata minima di 180 giorni, con un tasso di interesse dell’1,50% annuo.

I Libretti postali vanno dichiarati nel 730

La tassazione delle somme depositate su un libretto postale è duplice. Poiché i risparmi e i capitali versati sul libretto non sono soggetti a tassazione, gli interessi maturati sono soggetti all’IRPEF, che è una forma di imposta sui redditi da capitale. Inoltre, sul rapporto di deposito è dovuta un’imposta di bollo, simile a quella richiesta per i conti correnti bancari.

I Libretti postali vanno dichiarati nel 730?-lamiapartitaiva.it

L’imposta dovuta sugli interessi maturati sul libretto per il periodo di riferimento, che può essere l’intero anno solare o un periodo più breve in caso di chiusura anticipata, viene calcolata utilizzando un’imposta sostitutiva dell’IRPEF con aliquota del 26%.

La tassazione per le plusvalenze, che derivano dall’incasso di cedole, interessi, dividendi o dalla vendita di azioni e obbligazioni a un prezzo superiore a quello di acquisto o di sottoscrizione, è uguale a quella per le rendite ordinarie delle attività finanziarie.

Questo prelievo fiscale è superiore a quello dei titoli di Stato e dei buoni postali fruttiferi, che sono agevolati con un’aliquota del 12,50%. L’imposta di bollo di 34,20 euro si applica ai libretti postali quando la giacenza media annua di tutti i libretti appartenenti allo stesso titolare supera i 5.000 euro.

I libretti postali non devono essere riportati nella dichiarazione dei redditi, indipendentemente dall’utilizzo del modello 730 o del modello Redditi, in quanto la tassazione è calcolata alla fonte da Poste Italiane. Tale ente trattiene l’importo depositato sul libretto e lo versa all’erario in qualità di sostituto d’imposta. Di conseguenza, il titolare del libretto postale è esente da qualsiasi obbligo di dichiarazione relativo alle somme depositate.

L’Agenzia delle Entrate è a conoscenza della presenza dei libretti postali grazie ai dati contenuti nell’archivio dei collegamenti bancari e finanziari, che fa parte dell’Anagrafe tributaria ed è integrato dalle comunicazioni che vengono regolarmente fornite dagli istituti di credito e da Poste Italiane. In parole povere, il Fisco è a conoscenza di chi possiede un libretto postale, così come è a conoscenza di chi possiede un conto corrente.

Giusy Pirosa

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