Roma, 5 gennaio 2026 – Da domani, martedì 6 gennaio, scatta in tutta Italia l’obbligo per commercianti, artigiani e titolari di partita IVA di inserire i dati relativi ai pagamenti elettronici nel flusso dei corrispettivi trasmesso all’Agenzia delle Entrate. Si tratta di una novità inserita nel pacchetto anti-evasione che coinvolge milioni di operatori in tutto il Paese. L’obiettivo è semplice: rendere più chiari i movimenti e colpire il sommerso.
Cosa cambia per gli esercenti
Da domani, chi emette uno scontrino con il registratore telematico – dai negozi di vicinato ai ristoranti, fino a professionisti e ambulanti – dovrà specificare la modalità di pagamento ricevuta. Che sia carta di credito, bancomat o app, ogni transazione andrà dettagliata nel flusso elettronico inviato all’Agenzia. Fino a oggi era una scelta; ora è un obbligo.
Per molti sarà solo questione di aggiornare il software del registratore, un’operazione “che dura pochi minuti”, racconta Claudio Verdi, panettiere a Trastevere. Ma non tutti sono pronti: nelle regioni del Sud alcune categorie segnalano ritardi nei servizi tecnici e dubbi pratici. Confesercenti e Confcommercio temono che in certi casi possa esserci la necessità di sospendere temporaneamente l’emissione degli scontrini elettronici fino all’adeguamento degli apparecchi.
Tracciabilità, controlli e privacy
L’obbligo di inserire i dati del pagamento elettronico serve a incrociare meglio le somme dichiarate con i dati dei circuiti bancari. Il Ministero dell’Economia spiega che la misura mira a “tagliare gli spazi per omissioni ed errori”, senza però mettere sotto pressione chi già rispetta le regole. I clienti non noteranno cambiamenti sullo scontrino, assicura un funzionario dell’Agenzia delle Entrate.
Sul fronte della privacy, Palazzo delle Finanze garantisce che i dati saranno trattati secondo le regole europee sulla protezione dei dati personali. “Non si trasmetteranno informazioni sui singoli clienti, solo sul tipo di pagamento utilizzato”, chiariscono fonti ministeriali. Nei registratori aggiornati spesso compare una schermata con opzioni semplici: “Contante”, “Carta”, “Altri strumenti”.
Le sanzioni per chi non si adegua
Chi non aggiornerà il sistema rischia multe salate. Dal 6 gennaio, avverte una circolare dell’Agenzia delle Entrate, la mancata trasmissione o l’errore nell’indicazione della modalità di pagamento può costare fino a 500 euro per ogni invio sbagliato o incompleto. Non sono previste deroghe per i ritardatari, almeno secondo quanto dichiarano gli uffici. Tuttavia, fonti sindacali fanno sapere che nelle prime settimane i controlli saranno più blandi: punteranno solo agli errori più evidenti e partiranno con avvisi bonari prima di comminare le multe vere.
Alcuni esercenti hanno già chiesto chiarimenti alle associazioni locali: “Resta qualche dubbio sulle transazioni miste o differite – racconta una referente di Confartigianato Milano – come gli acconti o i buoni pasto elettronici. Le istruzioni operative non sono sempre chiarissime”. L’Agenzia ha pubblicato sul proprio sito una FAQ aggiornata per rispondere ai dubbi più comuni.
Il quadro generale e le reazioni
La novità arriva in un momento in cui i pagamenti digitali crescono in Italia. Secondo l’ABI, nel 2025 circa il 42% delle transazioni nei negozi fisici è stato fatto con strumenti elettronici, un dato in aumento ma ancora sotto la media europea.
“È un passo avanti verso una normalità digitale”, commenta Alberto Bianchi, consulente fiscale romano. Molti esercenti accettano la novità senza entusiasmo ma senza grandi proteste: “È l’ennesimo adempimento fiscale”, dice Lucia Bernardi, titolare di un bar a Ostia, “ma ormai ci siamo abituati”.
Insomma, da domani tutti dovranno fare attenzione a inserire correttamente i dati dei pagamenti elettronici nei sistemi. Un passaggio tecnico che promette più trasparenza – almeno nelle intenzioni – ma porta con sé qualche problema pratico e inevitabili difficoltà all’inizio.
