Cosa cambia per i bonus 2024 e cos’è il patto digitale obbligatorio da dover sottoscrivere per ricevere gli aiuti economici.
Si inizia a far confusione per quanto riguarda i bonus 2024. Soprattutto in merito al patto digitale obbligatorio senza il quale non si potrà accedere alle agevolazioni. Questo ‘patto’, altro non è che un documento che attesta i vincoli che si accettano per ricevere il contributo economico. Nel patto di attivazione digitale, il beneficiario fornisce tutte le informazioni essenziali per la presa in carico della domanda e individua almeno tre agenzie per il lavoro o enti autorizzati all’attività di intermediazione.
Questo perché da una parte il Governo cerca di consegnare il contributo a chi ne ha davvero bisogno, dall’altra si assicura che la persona in difficoltà, se idonea, possa trovare lavoro per uscire dalla situazione di disagio. Facendo riferimento all’assegno di inclusione, per esempio, è possibile presentare la domanda INPS con la procedura online presente sul portale (oppure rivolgendosi a CAF e Patronati).
Una volta inseriti i dati come Isee, auto-dichiarazione del possesso dei requisiti e le informazioni necessarie, bisognerà anche iscriversi a questa piattaforma di attivazione per l’inclusione sociale e lavorativa, presente nel Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (SIISL).
Dunque, seguendo questa strada si arriverà al fatidico PAD, ovvero Patto di Attivazione Digitale. Se la domanda avrà esito positivo, il contributo economico verrà erogato dal mese successivo alla sottoscrizione al PAD. Il PAD certifica l’ingresso in un percorso di riqualificazione, appunto, di cui parlavamo prima. Per le persone attivabili al lavoro autorizza la trasmissione dei dati a Centri per l’impiego, agenzie per il lavoro, e i vari enti autorizzati.
Per chi invece deve essere seguito dai Servizi sociali, viene formalizzato l’avvio delle procedure che portano alla convocazione. In questo modo si ci può muovere con ordine, evitando che il denaro si disperda tra famiglie che non ne hanno un reale bisogno. Il PAD impegna a presentarsi al primo appuntamento presso i servizi sociali entro 120 giorni dalla sottoscrizione del patto. In questo modo si potrà fare un quadro sulla situazione familiare, e valutare la soluzione migliore per ogni singolo caso.
Non si tratta quindi di nessun patto-truffa, e il patto in sé non ‘obbliga’ il cittadino a nulla, se non a presentarsi ai servizi sociali per valutare la sua casistica e riceve gli aiuti che gli spettano. Ma attenzione. Se nei primi 120 giorni non avviene un primo incontro, il beneficio è sospeso e si riattiverà solo a seguito dell’incontro.
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