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Principi chiave per l’esperto nella composizione negoziata della crisi: niente obbligo di partecipazione alle trattative fiscali

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Franco Sidoli

Roma, 24 gennaio 2026 – La Corte di Cassazione ha appena chiarito un punto che per anni ha creato incertezza negli studi fiscali italiani: il professionista che assiste il contribuente non è obbligato a partecipare di persona alle trattative con l’Agenzia delle Entrate. La sentenza, depositata ieri dalla sezione tributaria, definisce con più precisione chi deve fare cosa nelle procedure di definizione delle controversie tra cittadini e fisco.

Cassazione: il professionista non deve essere presente per forza

Tutto è nato da una disputa tra un commercialista romano, Mario Valente, e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che aveva criticato l’assenza del legale durante un incontro decisivo, avvenuto lo scorso ottobre in via Cristoforo Colombo. Con l’ordinanza n. 1631/2026, la Suprema Corte ha bocciato le contestazioni dell’Agenzia: la legge non impone che il professionista sia fisicamente presente nelle trattative con il creditore fiscale.

I giudici spiegano che si basano sull’articolo 6 del decreto legislativo 218/1997, che regola l’accertamento con adesione e le fasi negoziali ad esso collegate. «La normativa non richiede la partecipazione diretta dell’incaricato – si legge nel dispositivo –, purché l’attività sia rappresentata in modo adeguato entro i tempi stabiliti».

Cosa cambia negli studi professionali

Per Elena Di Marco, responsabile della Consulta nazionale dei dottori commercialisti, «questa sentenza mette fine a molti dubbi che circolavano». Di Marco spiega anche che «essere presenti può aiutare a dialogare meglio, ma non c’è nessuna regola che lo imponga». D’accordo anche il Consiglio Nazionale Forense, che ha inviato una nota agli iscritti sottolineando come «la rappresentanza possa avvenire anche tramite delega scritta o altre forme consentite».

In alcuni studi tributari nel centro di Milano, dove fino a oggi si preferiva sempre la presenza diretta durante gli incontri con il fisco, ora si guarda a una maggiore flessibilità. «Non cambierà il rapporto di fiducia con i clienti – commenta l’avvocato Gianni Ferraro –, ma si eviteranno spostamenti inutili e appuntamenti imposti senza reale necessità».

Cosa significa per i contribuenti

Per chi è coinvolto in contenziosi fiscali, questa pronuncia semplifica le cose. Le trattative restano valide anche se il professionista non è in carne e ossa negli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Se non può esserci – per malattia, impegni o altro – basta una delega per farsi rappresentare. L’importante, come ribadito dalla Corte, è che tutti gli atti e le comunicazioni siano fatti «in modo formale, corretto e nei tempi giusti».

Qualche dubbio però arriva dalle associazioni dei consumatori. Per Adiconsum, «c’è il rischio che chi conosce poco queste procedure resti senza una tutela diretta». Sulla stessa linea il Codacons: «Serve più informazione per chi si trova ad affrontare il fisco senza un sostegno esperto», dice il presidente Carlo Rienzi.

Come reagirà l’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate fa sapere che pur riconoscendo l’autorità della sentenza sul piano legale, valuterà di adottare linee guida interne per uniformare le procedure in tutto il paese. In alcune sedi periferiche – come Torino e Bari – erano già stati introdotti metodi più flessibili nei mesi scorsi. Un funzionario regionale riferisce ad alanews.it: «Da tempo puntiamo sulle modalità telematiche e cerchiamo di semplificare gli adempimenti».

La decisione arriva mentre continua la corsa alla digitalizzazione degli uffici fiscali. Solo nel 2025 sono state oltre 30mila le domande di definizione agevolata presentate online in Lombardia e Lazio, dicono i dati dell’Osservatorio nazionale sulla semplificazione tributaria.

Verso un dialogo più snello con il fisco

«L’obiettivo resta quello di facilitare i rapporti tra cittadini e amministrazione», ha ricordato ieri il sottosegretario all’Economia Gianni Conte, invitando però gli ordini professionali a garantire «un’assistenza qualificata nelle fasi delicate». Parere condiviso anche dalle sigle sindacali dei lavoratori pubblici.

Non si tratta quindi di una rivoluzione, ma di un passo verso la normalizzazione di pratiche già diffuse nei grandi studi tributari italiani. Da ora – o almeno fino a nuove indicazioni – chi affronta l’Agenzia delle Entrate potrà decidere se andare di persona, affidarsi a una delega o seguire tutto a distanza. Il professionista potrà così concentrarsi sul merito della questione senza dover necessariamente essere presente ai colloqui.

Franco Sidoli

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