Roma, 12 novembre 2025 – La Corte Costituzionale ha bocciato le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Ravenna sull’articolo 14, comma 3, del decreto-legge 4/2019, con la sentenza n. 162/2025 depositata oggi. Al centro del dibattito c’è la sospensione della pensione anticipata Quota 100 per un anno intero, prevista in caso di violazione del divieto di cumulo con redditi da lavoro subordinato, anche se si tratta di attività brevi o con guadagni modesti.
Nel dettaglio, la questione è arrivata in Corte Costituzionale dopo un’ordinanza del giudice di Ravenna datata 27 gennaio 2025, a seguito della sentenza della Cassazione n. 30994/2024. La Suprema Corte aveva dato un’interpretazione molto rigida della norma: anche una piccola violazione del divieto di cumulo poteva far scattare la sospensione della pensione per un anno intero. Ma la Consulta ha fatto notare che questa lettura non è affatto consolidata nella giurisprudenza italiana.
“Nella sentenza si legge chiaramente che non sussistono i presupposti per considerare l’orientamento della Cassazione come un ‘diritto vivente’”, spiega la Corte. In parole più semplici: quella posizione resta isolata e non obbliga i giudici ordinari a seguirla.
Il quadro dei tribunali italiani è tutt’altro che chiaro. Mentre la corte d’appello di Milano (sentenza n. 629/2025) ha sposato l’interpretazione rigida della Cassazione, altre corti, come quelle di Brescia (n. 81/2025) e Trento (n. 14/2025), hanno scelto strade diverse, più morbide. Questi ultimi giudici ritengono che sia eccessivo sospendere per un anno la pensione in caso di infrazioni minime o sporadiche al divieto di cumulo.
Fonti giudiziarie consultate da alanews.it confermano che il dibattito resta acceso. “Non si può applicare una regola fissa senza guardare al singolo caso”, dice un magistrato lombardo che segue casi simili. “Va considerata la durata e l’entità del lavoro svolto”.
Con questa sentenza, il giudice rimettente dovrà rivedere la propria interpretazione della norma. Potrà tenere conto del precedente Cassazione, ma senza esserne vincolato. Insomma, ogni tribunale resta libero di decidere se sospendere o meno la pensione per un anno quando si verifica una violazione del divieto di cumulo.
Gli esperti di diritto previdenziale sottolineano che questa decisione apre la strada a soluzioni diverse a seconda delle situazioni specifiche. “La Consulta ha ribadito che il ‘diritto vivente’ nasce solo quando c’è una giurisprudenza stabile e continua”, commenta l’avvocato Luca Ferri, specialista in pensioni. “Fino a quel momento, tocca ai giudici valutare caso per caso”.
Per chi ha scelto la Quota 100, la sentenza mette un punto fermo: la sospensione annuale non scatta automaticamente per violazioni lievi del divieto di cumulo con lavori dipendenti. Però la situazione resta incerta e potrà cambiare con le future decisioni dei tribunali o delle corti d’appello.
Secondo i dati dell’INPS, sono circa 350mila le persone che hanno usufruito della pensione anticipata Quota 100 dal 2019 al 2022. Molti pensionati vivono con ansia questa incertezza. “Non sappiamo mai come andrà a finire”, racconta a alanews.it un pensionato romano che ha fatto qualche lavoro saltuario dopo il pensionamento. “Ogni giudice sembra pensarla in modo diverso”.
In attesa di eventuali nuovi interventi legislativi o di una decisione univoca delle Sezioni Unite della Cassazione, il tema resta aperto. Per ora, come ha chiarito la Consulta, nessuna interpretazione può essere considerata un “diritto vivente”.
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