Riforma Commercialisti 2026: ANC critica il ritiro degli emendamenti chiave

Luca Ippolito

26 Ottobre 2026

Roma, 17 luglio 2026. L’onorevole Centemero ha deciso di ritirare alcuni emendamenti cruciali alla riforma dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Una mossa che ha lasciato l’Associazione Nazionale Commercialisti a bocca asciutta, tra delusione e aspre critiche. Così, quello che doveva essere un passo avanti rischia di trasformarsi in un nuovo ostacolo, complicando ulteriormente un percorso legislativo già irto di difficoltà.

ANC: il dietrofront sugli emendamenti è un passo indietro per la riforma

L’Associazione Nazionale Commercialisti non ha nascosto il suo disappunto. Quegli emendamenti, frutto di consultazioni approfondite con esperti del settore, erano visti come fondamentali per aggiornare norme ormai superate e adattarle alle esigenze moderne. In particolare, riguardavano temi vitali come la governance della categoria e la formazione continua, elementi indispensabili per mantenere alta la qualità e l’integrità del lavoro dei professionisti.

Secondo l’ANC, rinunciare a queste modifiche significa limitare la capacità del legislatore di rispondere efficacemente alle nuove sfide economiche e normative. Per l’associazione, si tratta di un’occasione persa per aumentare trasparenza e tutela, sia per i commercialisti sia per le imprese e i cittadini che si affidano ai loro servizi.

La riforma sotto la lente: obiettivi, nodi e resistenze

Il disegno di legge delega nasce dall’esigenza di aggiornare le regole che governano la professione, da tempo in difficoltà davanti a mercati in evoluzione e normative europee sempre più stringenti. I commercialisti, figure chiave nella consulenza fiscale e societaria, devono affrontare sfide nuove, dalla digitalizzazione al contrasto all’evasione, fino all’adeguamento ai sistemi di compliance internazionali.

Tra i punti più dibattuti ci sono la semplificazione degli organismi di controllo, la definizione chiara delle responsabilità e il potenziamento dei percorsi formativi. La riforma punta anche a rafforzare la deontologia e l’indipendenza professionale, per garantire servizi più affidabili e trasparenti.

Non sono mancati entusiasmi, ma anche timori: qualcuno teme che i cambiamenti possano mettere a rischio tradizioni consolidate o aumentare i costi per gli iscritti. In questo clima, il ritiro degli emendamenti ha fatto emergere il rischio che il testo finale perda incisività e non riesca a centrare gli obiettivi iniziali.

Cosa rischia la professione senza le modifiche chiave

L’assenza di alcune modifiche rischia di rallentare l’innovazione nella regolamentazione della categoria. Questo potrebbe tradursi in un ritardo nel raggiungimento degli standard europei e in una minore tutela sia per i professionisti sia per i clienti.

Il nodo più critico riguarda il controllo interno e la trasparenza delle procedure: senza un aggiornamento delle norme, si rischia di indebolire gli organi di vigilanza, con conseguenze negative sull’efficienza e sulla fiducia nel sistema. Inoltre, limitare gli interventi sulla formazione potrebbe frenare l’acquisizione di competenze nuove, indispensabili in un contesto sempre più complesso.

Per l’economia italiana, affidarsi a una categoria meno preparata significa aumentare il rischio di errori contabili e fiscali, con un impatto diretto su imprese e contribuenti. Il ruolo dei commercialisti è sempre più centrale anche nella spinta verso la digitalizzazione e lo sviluppo sostenibile.

Il mancato passaggio di alcune proposte fondamentali mette così la categoria davanti a un bivio: oppure si rilancia subito il dibattito, evitando che norme obsolete frenino il futuro della professione, oppure si rischia una lunga stagnazione.

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