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Trasformazione da SNC a SAS: come gli accomandatari possono dedurre maggiori perdite

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Sonia Rinaldi

Milano, 12 gennaio 2026 – Nel passaggio da società in nome collettivo (snc) a società in accomandita semplice (sas), gli accomandatari potrebbero avere la possibilità di dedurre perdite fiscali più consistenti rispetto al passato. Un tema che interessa centinaia di aziende italiane, spesso di piccole e medie dimensioni, e che si inserisce in un quadro normativo in costante cambiamento.

Cambiano i ruoli, cambiano i limiti

In pratica, trasformarsi da snc a sas significa modificare la posizione dei soci: da una parte gli accomandatari, dall’altra gli accomandanti. I primi rispondono ancora in modo illimitato e solidale per i debiti sociali, mentre i secondi rischiano solo fino alla quota versata. Questa variazione, formalizzata spesso entro fine anno con atto notarile per motivi organizzativi, non è soltanto una questione tecnica. Ha ricadute importanti anche sulle deduzioni fiscali delle perdite.

Le ultime interpretazioni normative indicano che gli accomandatari, dopo la trasformazione, possono portare in deduzione le perdite fiscali per intero, senza il limite della quota conferita che invece vincola gli accomandanti. Prima della trasformazione, come soci di snc, tutti erano chiamati a rispondere alle perdite allo stesso modo. Ora invece solo alcuni mantengono la responsabilità illimitata; gli altri hanno un ruolo più “protetto”.

Esempi concreti e reazioni

Se la società – dopo il passaggio a sas – registra nel 2026 delle perdite fiscali, gli accomandatari potranno dedurle dal reddito personale senza alcun tetto legato ai conferimenti. Un vantaggio da non sottovalutare in tempi di margini stretti e costi in aumento. Come spiega Andrea Pini, consulente fiscale a Milano: “Il socio accomandatario resta esposto alle obbligazioni sociali e può dedurre perdite anche oltre la sua quota conferita. Questo è riconosciuto dall’Agenzia delle Entrate”.

Tra gli imprenditori si discute molto sulla tempistica della trasformazione rispetto alla chiusura dell’esercizio: “Conviene valutare se far coincidere il cambio di forma giuridica con la chiusura del bilancio – racconta Silvia Mariani, commercialista di Lodi – perché la normativa fiscale considera la qualifica dei soci proprio al momento della chiusura”. Solo così si evitano equivoci sulle percentuali di deduzione spettanti a ciascuno.

Normativa e punti critici

La possibilità di dedurre maggiormente le perdite è prevista dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir), che tratta separatamente i soci nelle società di persone. Negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate ha però chiarito più volte i limiti nelle situazioni particolari. Alcuni interpelli tra novembre e dicembre 2025 hanno fornito ulteriori dettagli: per esempio, i soci diventati accomandanti mantengono il limite della quota versata; chi invece resta accomandatario può superarlo.

Restano però dubbi quando la trasformazione avviene durante l’anno fiscale: “Fondamentale sarà la data esatta dell’atto e una corretta registrazione nel libro soci”, sottolinea Pini. Altri esperti segnalano il rischio che errori formali possano far perdere il diritto alla deduzione piena per gli accomandatari.

Non solo una questione fiscale

La scelta di passare da snc a sas non è solo una questione fiscale. Spesso si guarda anche alla governance interna e ai rapporti familiari tra soci. In molte aziende familiari lombarde questa soluzione permette agli accomandatari di gestire l’attività operativa mentre altri parenti restano coinvolti senza correre rischi diretti.

In diversi casi analizzati negli ultimi mesi dagli studi tributari emerge che le trasformazioni fatte entro dicembre 2025 sono state motivate proprio dalla possibilità di dedurre per intero le perdite dell’esercizio in corso. Un vantaggio che ha acceso il dibattito tra artigiani a Monza e piccoli imprenditori nel padovano. “Siamo partiti da considerazioni fiscali ma poi ci siamo accorti che questa formula aiuta a organizzare meglio l’attività”, spiega Enrico Pozzi, socio accomandatario in un’azienda tessile storica.

Cosa aspettarsi e cosa fare

Al momento, secondo quanto raccolto da alanews.it, lo scenario resta favorevole agli accomandatari sul fronte delle deduzioni delle perdite dopo la trasformazione. Gli esperti però raccomandano attenzione alle formalità e ai tempi da rispettare per evitare contestazioni in caso di controlli fiscali. Lo scenario potrebbe cambiare: “Come sempre – ammette Mariani – serve tenersi aggiornati e farsi consigliare bene prima di agire”.

Per ora quindi sembra chiaro: chi diventa accomandatario dopo la trasformazione può contare su una leva fiscale più ampia – ma solo se tutto è fatto come si deve.

Sonia Rinaldi

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