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Tribunale di Genova e DURC: Giurisprudenza a Confronto sulla Composizione Negoziata

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Luca Ippolito

Genova, 11 gennaio 2026 – Il Tribunale di Genova, con un’ordinanza depositata ieri mattina in Piazza Portoria, ha messo in chiaro un aspetto spesso trascurato: il carattere strumentale delle misure cautelari può fare davvero la differenza nel successo delle trattative in corso tra le parti. Per il collegio presieduto dal giudice Andrea Mancini, la tutela giurisdizionale non è un fine a sé stesso. Va vista piuttosto come uno strumento concreto, utile a spingere verso una soluzione della controversia.

I giudici e la vera funzione delle misure cautelari

Nel documento – pubblicato questa mattina alle 9.30 e già al centro del dibattito negli ambienti legali genovesi – il Tribunale chiarisce che la misura cautelare deve essere letta alla luce della sua utilità pratica nel procedimento principale e nelle trattative parallele. “L’adozione di uno strumento provvisorio”, si legge nelle motivazioni, “ha senso solo se serve a mantenere il dialogo tra le parti o a garantire un equilibrio negoziale, senza trasformarsi in una leva di pressione ingiustificata”.

Questa posizione richiama direttamente il dibattito attuale contro l’abuso degli strumenti cautelari. Nei corridoi del Palazzo di Giustizia, diversi avvocati – tra cui Valeria Fornari, esperta di diritto commerciale – hanno commentato come il Tribunale abbia voluto ribadire un principio spesso dimenticato: “Spesso si rischia di usare troppo le misure cautelari, danneggiando proprio quelle trattative che dovrebbero facilitare”.

Un tema che infiamma avvocati e imprenditori

La sentenza genovese riguarda una causa civile tra due società del settore navale (i nomi sono riservati) e ha subito acceso discussioni tra professionisti e imprenditori. Da fonti raccolte da alanews.it all’interno dell’Ordine degli Avvocati emerge che molti vedono nel criterio della strumentalità un elemento sempre più decisivo nei tribunali. L’avvocato Luigi Raimondi osserva: “Bisogna chiedersi se la misura protegge davvero il diritto oppure finisce solo per irrigidire le posizioni, bloccando ogni possibile accordo”.

Non solo parole: la sentenza – lunga 16 pagine – cita precedenti della Corte di Cassazione e richiama una decisione del 2023 dove si afferma che la “strumentalità va intesa come reale capacità della misura di facilitare la chiusura della lite”. Insomma, niente automatiche. Ogni caso va valutato con attenzione.

Cosa cambia davvero nelle trattative

In città l’attenzione è alta, soprattutto nei quartieri portuali dove hanno sede molte aziende coinvolte in contenziosi. Il Tribunale invita chiaramente le parti a pensare agli effetti pratici di ogni provvedimento sulle trattative in corso. È una linea già adottata in diversi Paesi del Nord Europa, dove si sta puntando sulla funzione “dialogica” della giustizia con nuove riforme.

Un consulente legale attivo tra Genova e La Spezia – che preferisce restare anonimo – sottolinea: “Questa ordinanza potrebbe diventare un riferimento importante per evitare che le misure cautelari siano viste come minacce anziché garanzie”. Ci sono però anche critiche: alcuni imprenditori temono che una valutazione troppo rigida della strumentalità possa complicare i meccanismi di tutela.

Un precedente destinato a lasciare il segno

La decisione arriva in un momento delicato per la giustizia italiana, spesso sotto accusa per processi troppo lunghi e difficoltà nel trovare soluzioni rapide fuori dall’aula. Secondo i dati del Ministero della Giustizia (report semestrale 2025), oltre il 60% delle cause civili dura più di due anni. Da Genova parte quindi un segnale diverso: puntare sulla funzione strumentale delle misure cautelari potrebbe velocizzare i processi e spingere le parti a chiudere accordi prima del giudizio.

Il presidente dell’Ordine degli Avvocati locale, Maria Elena Pinna, ha commentato dopo l’udienza: “Non sempre correre subito alla misura cautelare è la scelta migliore. Questa ordinanza ci invita a fermarci e pensare all’impatto reale sulle negoziazioni”.

Un messaggio chiaro che risuona forte nel Tribunale – tra faldoni ammassati e telefoni sempre pronti a squillare – e che potrebbe presto diventare una nuova linea guida nelle controversie future.

Luca Ippolito

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