Nel 2023, i revisori della sostenibilità si trovano davanti a una nuova sfida: accumulare almeno 25 crediti formativi ogni anno. Non è una semplice formalità, ma un passaggio fondamentale per mantenere il passo con un ambito in continua evoluzione. Questi professionisti, sempre più al centro dell’attenzione di imprese e enti pubblici, devono aggiornarsi costantemente. La normativa lo impone, perché dietro questo ruolo c’è molto più di una firma: c’è competenza, precisione e una responsabilità che cresce con il tempo.
Crediti formativi: non solo un obbligo, ma un investimento
Per i revisori della sostenibilità, accumulare crediti formativi significa partecipare a corsi, seminari e attività che approfondiscono temi importanti come la rendicontazione non finanziaria, i principi ESG , le nuove norme e le migliori pratiche internazionali. Quei 25 crediti annuali non sono un numero a caso: indicano quanto e come il professionista si mantiene al passo con le novità.
La formazione riguarda sia aspetti teorici sia pratici e serve a migliorare la capacità di valutare e segnalare le performance di sostenibilità delle organizzazioni. In più, aiuta a stare dietro ai continui cambiamenti legislativi, a conoscere nuove tecniche di audit per i dati non finanziari e a districarsi tra normative sempre più complesse.
La legge e il ruolo degli ordini professionali
L’obbligo di formazione continua è previsto dalle norme che regolano la professionalità dei revisori della sostenibilità. È una risposta necessaria ai continui aggiornamenti delle leggi europee e italiane sul tema.
Gli ordini e i collegi professionali hanno un ruolo chiave: organizzano e accreditano i corsi, verificano che i revisori rispettino l’obbligo e, in caso contrario, possono applicare sanzioni. Questo sistema non serve solo a preparare i professionisti all’esame di certificazione, ma a garantire che mantengano nel tempo le competenze indispensabili per svolgere bene il loro lavoro.
Cambia la giornata tipo dei revisori: formazione continua in primo piano
L’obbligo di 25 crediti l’anno pesa sulla routine dei revisori della sostenibilità. La formazione non è più un’attività sporadica, ma parte integrante del lavoro. Dedicare tempo a corsi specializzati diventa inevitabile.
Il risultato? Verifiche più accurate, meno errori e valutazioni sempre aggiornate. Cresce anche la credibilità degli audit, che diventano un riferimento serio per aziende e stakeholder. La formazione aiuta a costruire una cultura condivisa e facilita l’adozione di standard di sostenibilità più rigorosi.
In più, i momenti formativi favoriscono lo scambio di esperienze tra professionisti. Workshop e seminari creano una rete aggiornata, pronta a rispondere alle nuove sfide di un mercato in evoluzione.
Il futuro del controllo sulla sostenibilità in Italia
L’introduzione di questo obbligo fa capire che la figura del revisore della sostenibilità in Italia sta diventando più strutturata e riconosciuta. Il controllo e la valutazione si fanno più seri e in linea con le direttive europee, puntando a una maggiore trasparenza e affidabilità delle informazioni ESG.
Aggiornarsi continuamente e rispettare le regole è la chiave per aumentare la fiducia di mercati e investitori nelle dichiarazioni non finanziarie. Nel 2024, il sistema vuole consolidare la professionalità dei revisori e sostenere le aziende nel migliorare costantemente le loro pratiche sostenibili.
Con il tempo, la qualità e la regolarità dei controlli influenzeranno direttamente la governance e la responsabilità sociale delle imprese, spingendo verso un modello produttivo italiano più trasparente e responsabile.