Recentemente sono state pubblicate le nuove stime del Ministero dell’Economia e dell’ISTAT sul nero e l’evasione fiscale in Italia.
Nel 2019, l’evasione fiscale in Italia aveva sfiorato i 100 miliardi di euro, una somma pari al 18,5% di quanto dovuto allo Stato. L’anno seguente, cioè nel 2020, i dati sull’evasione fiscale e il lavoro in nero in Italia sono calati, almeno secondo le stime più recenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Poi, nel 2021 il valore delle attività illegali e dell’economia sommersa è ripreso a crescere con forza.
Nel 2020 l’evasione fiscale in Italia ha raggiunto un minimo storico: un valore pari a 86,9 miliardi di euro. Il calo è di quasi 13 miliardi rispetto all’anno precedente e di quasi 20 miliardi sui quattro anni prima. Per avere un ordine di grandezza, tale valore corrisponde al 5,3% del PIL italiano.
I dati certi, per modo di dire, sono riferiti proprio al 2020, cioè a tre anni fa, dato che, per avere a disposizione stime più affidabili sull’evasione fiscale e sull’economia sommersa è infatti necessario studiare i conti per diverso tempo.
La metodologia usata per quantificare quante tasse non sono versate dagli italiani è una materia molto articolata basata su analisi di dati della contabilità nazionale e stime delle entrate potenziali per il fisco da confrontare con quelle realmente incassate.
Il punto è che non conosciamo il reale valore del nero in Italia: tutte le possibili stime vanno interpretate come analisi “ottimistiche”. La montagna del nero è un iceberg di cui si scorge appena la punta.
Semplificando al massimo, le analisi guardano alla differenza tra quanto incassato dal fisco e quanto si sarebbe dovuto incassare senza evasione: è il cosiddetto tax gap, che in Italia è alle stelle.
Gli 86,9 miliardi di euro del 2020 vanno divisi in due aree. 76 miliardi di euro appartengono alle mancate entrate tributarie e 10,9 miliardi rappresentano le mancate entrate contributive. Le prime risultano in calo rispetto al 2019 di 10,9 miliardi e le seconde di 1,8 miliardi. Ma il 2020 è stato l’anno del lockdown, quando molte attività erano chiuse e in tanti hanno regolarizzato la propria situazione lavorativa per accedere ad aiuti.
I dati attuali chiariscono che in Italia almeno 192 miliardi sono in nero e illegali, e il sommerso registra un +10% nel 2021. Secondo l’ISTAT nel nostro Paese ci sarebbero quasi 3 milioni di lavoratori in nero. Tutto l’universo dell’economia sommersa e di quella dichiatamente illegale rientra nella cosiddetta economia non osservata. Quella realtà di lavori, giri di capitali e investimenti costituita da attività produttive di mercato che, per motivi diversi, sfuggono all’osservazione diretta.
L’Italia risulta al primo posto tra i principali Paesi della zona euro per l’economia sommersa. E il problema è culturale e istituzionale. Esiste infatti un rapporto molto stretto tra illegalità, disoccupazione e sfiducia nei confronti delle istituzioni. Sono investendo in servizi, occupazione, scuola e aiuti per supportare l’inclusione delle fasce più povere della popolazione si può contrastare l’illegalità e il nero.
Controlli e sanzioni non riescono ad arginare il problema. Ma il fisco non può certo arrendersi e smettere di investigare sul fenomeno, nonostante la lotta al sistema del nero e del sommerso sembri impossibile da sconfiggere. Bisogna poi semplificare: la burocrazia fiscale in Italia è respingente e spesso troppo complicata.
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