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L’orgoglio della categoria: tra proclamazioni e verità nascoste nella lettera del Presidente ANC

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Sonia Rinaldi

Roma, 31 ottobre 2025 – Il Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti (ANC), Marco Cuchel, ha scritto oggi una lettera aperta al direttore di Eutekne.info, intervenendo sulle recenti celebrazioni e sulle criticità che ancora pesano sulla categoria. La lettera, diffusa il giorno dopo il Congresso nazionale dei commercialisti tenutosi il 30 ottobre a Roma, mette a nudo il divario tra l’orgoglio mostrato in pubblico e le difficoltà che i professionisti vivono ogni giorno.

Commercialisti: tra applausi e problemi mai risolti

Nella sua lettera, Cuchel ha ricordato come nel corso del congresso sia stato più volte sottolineato il ruolo chiave dei commercialisti nell’economia italiana. “Siamo stati definiti pilastro della legalità e garanti della trasparenza”, ha riportato, citando le parole di diversi rappresentanti istituzionali. Ma, dietro le belle parole, restano – secondo l’ANC – “problemi concreti che ancora non trovano risposta”.

Il presidente ha puntato il dito soprattutto sulla “pressione burocratica che cresce senza tregua” e sulla “mancanza di un ascolto vero” da parte delle istituzioni. “Non basta dire che valiamo”, ha scritto Cuchel, “serve una legge che tolga un po’ di peso dagli adempimenti e restituisca dignità alla nostra professione”.

Le richieste: meno burocrazia, più tutele

Nella lettera si ribadisce la richiesta, da tempo avanzata, di una revisione delle procedure fiscali e di una maggiore protezione contro le responsabilità che spesso ricadono ingiustamente sui commercialisti. “Ogni giorno – ha confidato Cuchel – affrontiamo scadenze impossibili e rispondiamo per errori che non sono nostri”. Il presidente ha anche richiamato l’attenzione sui compensi: “Il riconoscimento economico non è in linea con il peso delle responsabilità che ci vengono chieste”.

Durante il congresso, diversi delegati hanno mostrato preoccupazione per la difficoltà crescente ad attrarre giovani nella professione. “Se non cambia qualcosa – ha ammesso uno di loro – rischiamo di perdere una generazione di commercialisti”. Un campanello d’allarme che Cuchel ha rilanciato, chiedendo al legislatore “un segnale chiaro e concreto”.

Il Congresso nazionale: tra applausi e dubbi

Il 30 ottobre, al Centro Congressi Roma Eventi, si sono dati appuntamento oltre 500 iscritti da tutta Italia. Sul palco si sono avvicendati rappresentanti del Ministero dell’Economia, dell’Agenzia delle Entrate e del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti. Gli interventi hanno ribadito l’importanza della categoria nel far rispettare le norme fiscali e nell’aiutare imprese e cittadini.

Ma nei corridoi del congresso non sono mancati i commenti amari. “Spesso ci sentiamo abbandonati”, ha raccontato una commercialista milanese durante la pausa pranzo. Un collega di Napoli ha aggiunto: “Le riforme promesse restano solo parole, mentre le scadenze aumentano”.

Il futuro della professione: tra speranze e preoccupazioni

Nelle battute finali della lettera, Cuchel ha invitato i colleghi a non perdere di vista il loro ruolo sociale, ma ha chiesto più unità e determinazione. “Solo facendo sentire forte la nostra voce – ha scritto – potremo ottenere quei cambiamenti che aspettiamo da troppo tempo”. Il presidente ha annunciato che nelle prossime settimane partiranno nuove iniziative di confronto con le istituzioni.

Intanto, tra i commercialisti si respira un mix di orgoglio per il lavoro fatto e di frustrazione per le difficoltà ancora aperte. “Siamo pronti a fare la nostra parte”, ha concluso Cuchel, “ma ora la politica deve dimostrare che ci ascolta davvero”.

La lettera integrale è disponibile sul sito di Eutekne.info. Sullo sfondo resta la domanda: quanto ci vorrà perché alle parole seguano i fatti?

Sonia Rinaldi

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