Roma, 16 gennaio 2026 – La legge di bilancio 2026, approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’8 gennaio, ha introdotto un nuovo requisito di validità che sta già scatenando un acceso dibattito tra esperti e cittadini. Da ieri, infatti, le regole per chiudere certi atti giuridici – soprattutto quelli legati a compravendite immobiliari e successioni – sono cambiate: ora serve seguire una procedura più rigida per garantire che tutto sia valido.
La novità più importante riguarda l’obbligo della certificazione telematica per tutte le scritture private che riguardano il passaggio di proprietà immobiliari e le successioni, comprese le donazioni. Finora bastava la firma autenticata da un pubblico ufficiale; da metà gennaio invece serve allegare un documento digitale firmato e registrato sulla piattaforma del Ministero della Giustizia. Lo ha spiegato ieri mattina il sottosegretario all’Economia, Giovanni Marini: “Questo sistema garantirà più sicurezza e tracciabilità degli atti”, ha detto. Secondo Marini, l’obiettivo è combattere frodi e operazioni poco trasparenti, ma anche velocizzare i controlli.
Tuttavia, nei primi giorni sono emersi problemi tecnici. Alcuni notai di Roma e Milano hanno segnalato difficoltà nell’accesso alla piattaforma. “Spieghiamo ai clienti che la procedura richiede più tempo del previsto”, ha ammesso la notaia milanese Claudia De Bartolo, “e in questi giorni ci sono stati diversi rinvii”.
La nuova procedura digitale riguarda chi deve fare un atto di vendita, accettare un’eredità o formalizzare una donazione tra vivi. Per gli uffici notarili non è solo questione di aggiornare i software, ma anche di cambiare il modo di lavorare ogni giorno. “Abbiamo dovuto investire in formazione e sicurezza informatica”, ha raccontato il presidente del Consiglio Nazionale del Notariato, Roberto Rizzo. Secondo Rizzo, almeno all’inizio si rischia un rallentamento nei tempi, soprattutto per chi ha bisogno di chiudere una pratica in fretta.
In un condominio nel quartiere Prati a Roma, una signora anziana ha raccontato di aver dovuto rimandare la donazione della casa ai nipoti proprio a causa della novità. “Mi hanno detto che bisogna aspettare ancora qualche giorno”, ha confidato, “ma non capisco bene come funziona”.
Le prime reazioni non sono state tutte positive. L’Unione Nazionale Consumatori parla di un “aumento della burocrazia”, mentre l’Associazione dei piccoli proprietari immobiliari sostiene che il nuovo requisito “penalizza chi vive in aree con scarsa copertura digitale”. Il presidente Paolo Neri ha spiegato: “I nostri iscritti ci chiamano preoccupati, soprattutto nelle zone rurali dove la connessione è instabile”.
Anche dall’opposizione arrivano richieste di chiarimenti. Il deputato Marco Tedeschi (Partito Democratico) chiede al governo di fare chiarezza sulle conseguenze della norma per le fasce più deboli della popolazione. Non solo gli anziani, ma anche gli stranieri o chi non ha dimestichezza con il digitale rischiano problemi.
Dal Ministero della Giustizia assicurano che seguiranno la situazione da vicino e stanno già pensando a possibili correzioni se emergono problemi importanti. Tra le ipotesi c’è una proroga temporanea per alcune categorie – come gli over 70 o chi vive nei comuni montani – oltre a un rafforzamento dell’assistenza online.
Il ministro della Giustizia, Elisa Vivaldi, ha sottolineato che questa scelta nasce dalla necessità di “allinearsi agli standard europei”. L’obiettivo è rendere tutto più trasparente e sicuro senza lasciare indietro nessuno. “Siamo pronti a intervenire dove serve”, ha garantito.
Per ora, chi deve concludere atti immobiliari o successionari dovrà armarsi di pazienza e affidarsi ai siti istituzionali o al proprio notaio per evitare errori formali. Solo nei prossimi mesi si capirà se questa misura saprà davvero coniugare efficienza burocratica e tutela dei cittadini.
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