Roma, 5 febbraio 2026 – Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 186/2025, il governo ha eliminato la rettifica per il mutamento di regime IVA, una novità che interessa da vicino migliaia di imprese e professionisti in tutta Italia. La norma, approvata a fine dicembre e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 dicembre 2025, è operativa dal 1° gennaio scorso. Il cambiamento riguarda chi, nel corso della propria attività, passa da un regime fiscale all’altro – per esempio dal forfettario all’ordinario o viceversa – ma, come confermano gli esperti, la sostanza delle regole sull’IVA resta la stessa.
Il tema della rettifica per il mutamento di regime IVA coinvolge una vasta platea, dalle piccole partite Iva fino alle società più strutturate. Fino a oggi, quando un contribuente cambiava regime fiscale – ad esempio passando da uno agevolato a quello ordinario o viceversa – doveva fare calcoli precisi sull’IVA già detratta relativa ai beni e servizi ancora in magazzino o ai beni strumentali non ancora ammortizzati. Una procedura complessa, spesso fonte di dubbi e errori.
Adesso questa operazione non sarà più necessaria. “Il sistema aveva bisogno di più semplicità”, spiega Giovanni Esposito, commercialista romano. “Questa novità va proprio nella direzione di una burocrazia più snella che le imprese aspettavano da tempo.” In pratica: chi cambia regime non dovrà più preoccuparsi di ricalcolare l’IVA su scorte, cespiti o servizi ancora inutilizzati.
Non si tratta però di una rivoluzione vera e propria. Il DLgs. 186/2025, si legge nella relazione che accompagna la legge, “non modifica la disciplina sostanziale sull’IVA”. Quindi restano in vigore tutti i principi fondamentali dell’imposta sul valore aggiunto previsti dalla normativa nazionale ed europea.
Le regole sulle operazioni imponibili, sulla detrazione dell’imposta sugli acquisti e sull’emissione delle fatture non cambiano. “È una semplificazione su un punto molto tecnico”, precisa la consulente fiscale Stefania Russo, “che però non tocca le basi della normativa IVA.” Anche sanzioni e obblighi dichiarativi restano gli stessi.
La novità ha trovato l’appoggio di alcune associazioni di categoria come CNA e Confesercenti. Per loro togliere la rettifica significa meno carte e meno complicazioni. “Ogni passo che semplifica gli adempimenti è benvenuto”, sottolinea Marco Puglisi di Confesercenti Roma. Ma non mancano i dubbi tra i consulenti fiscali contattati da alanews.it: restano nodi da chiarire soprattutto nei casi di passaggi tra regimi speciali o per società con grandi magazzini.
C’è chi teme che cancellare la rettifica possa creare problemi nelle detrazioni IVA per chi cambia spesso regime fiscale. “Bisogna vedere cosa dirà l’Agenzia delle Entrate con le prossime circolari”, avverte la commercialista Francesca Leone. Per ora il decreto abroga solo l’obbligo senza introdurre regole transitorie o chiarimenti operativi.
Da un punto di vista pratico, chi nel 2026 cambierà regime IVA – magari perché supera certi limiti di fatturato o per scelta volontaria – non dovrà più fare i conti con calcoli sulle rettifiche dell’IVA detratta in passato. Basterà seguire le normali regole del nuovo regime fiscale scelto. Restano però validi tutti gli altri obblighi: conservare le fatture, registrare correttamente le operazioni e versare l’imposta come previsto.
Molti operatori stanno osservando con attenzione gli sviluppi per capire se serviranno ulteriori precisazioni. Intanto, come fanno notare diversi studi professionali a Roma e Milano, sarà importante valutare caso per caso soprattutto quando si tratta di beni strumentali appena acquistati o magazzini ingenti.
Il tema della semplificazione degli adempimenti IVA resta caldo nel confronto tra professionisti e amministrazione finanziaria nei prossimi mesi. Qualche esperto si aspetta chiarimenti ufficiali dall’Agenzia delle Entrate entro fine marzo 2026. Nel frattempo chi pensa a un cambio di regime dovrà fare attenzione ai dettagli tecnici e tenersi aggiornato sulle nuove interpretazioni che potrebbero arrivare durante l’anno.
“Non ci attendiamo rivoluzioni nell’imposta”, commenta il fiscalista Giulio Romano, “ma un alleggerimento operativo che potrebbe ridurre gli errori formali.” Resta la sensazione che questa misura segni un piccolo passo verso una fiscalità meno complicata – almeno su questo fronte.
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